blog di Carlo Cuppini

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mercoledì 19 marzo 2014

stregato

resto stregato
dall'assenza di coda
nell'essere umano

da questo deriva
il dimalinpeggio
e ogni altro male

mercoledì 25 dicembre 2013

Buoni propositi

Prendo una pausa dai buoni propositi
Perché la fine giustifica i mezzi
Mentre le altre frazioni di senso
Marciscono in un carcere russo
Nonostante la grazia concessa da Putin
Con la bocca cucita
Prima di esse scacciati
Sull'altra sponda del fossato

I coccodrilli oggi tornano utili
Donate borse e cinture alla patria
Per la migliore sicurezza dei confini
Quanto allo spazio interiore
Impossibile trovare l'accesso
Prigionieri nel fuori
Ci scanniamo per un tozzo di fame
La neve scende su Gerusalemme

sabato 14 dicembre 2013

Politica

l'angelo insegna alle pietre
la tabellina del sette
e non sembra curarsi del fatto
che quelle non sono interessate

quando arriva a settanta
ricomincia da capo
mentre l'erba gli cresce tra i capelli
gli ricopre le scapole

martedì 19 novembre 2013

episodici no

episodici no
ai combustibili spenti
alla gola mirare più in alto
quando brucia la casa del padre
a seconda delle fonti
trasferiti in salotto
deportati in salotto
se siamo almeno in due
e non più di due
per una felicità messa a norma
per uno specchio più conforme
ai combustibili spenti

domenica 17 novembre 2013

cinesi

quando saremo cinesi
canteremo canzoni cinesi
andremo in giro a ammazzare i cinesi
avremo pensieri cinesi
ricordi e speranze cinesi
saremo post-comunisti alla maniera dei cinesi
guarderemo il mondo da cinesi
senza sapere di essere cinesi

giovedì 14 novembre 2013

inseparabili

siamo abili nella composizione dei morti
i camion scaricano i viveri in mezzo alle strade
come possiamo proteggere questi momenti?
si preoccupava che l'orgasmo avvenisse al contempo

sparano i lacrimogeni facendo salotto
momenti che non durano per sempre quasi mai
lasciano rughe profonde nello spazio tra i volti
sarebbe terribile sopravviversi l'uno all'altra

il libro della gioia è trascritto sulle mani
a disposizione di tutti con quei denti sul palmo
il pensiero non può neanche pensare la possibilità
bisogna bloccare il passaggio a livello mettendosi in mezzo

il vento oggi ha scosso gli alberi ha scardinato il tetto
bambini ci guardano da in fondo al tunnel con gli occhi grandi
dopo il miracolo non puoi più permetterti il lusso
è il momento di concedersi alla commozione

intrappolati a reciproche mani

orecchie d'elefante per foderarsi nel sonno
lembi d'orecchie morbide per farsi un paio di scarpe
adatte a traversare le acque profonde
fino a raggiungere indenni la terza sponda

anche i vecchi sono stati bambini
nonostante i ritratti impietosi di domani
si uccide ogni volta che si può
come zanzara il segreto dell'anima

non siamo noi stessi non siamo gli altri
qui si sorseggiano bevande calde
che ti rimettono al mondo in un istante
saremo salvi in un gioco di sguardi


* l'incipit fa riferimento alla graphic novel di Giorgio Fratini Sonno elefante

martedì 22 ottobre 2013

ipotesi

rintanarsi dietro alle cose che ci circondano
per non vedere l’evidenza del tutto
pensare un attimo a sé in quanto niente
scartando le ipotesi più improbabili
riguardo alla sussistenza del mondo

radici per aria le chiome per terra
la somma di tutti i ghiacciai nella serra
tra le orchidee selvatiche un ragno verde
custode del segreto del panico
scartando le ipotesi più probabili

acclimatato in località balneari
all’ombra di chenobyl
chiacchierando di moby dick
dove io non è un altro
e l’incedere è cedere

scartando ogni altra ipotesi
e le caramelle

venerdì 18 ottobre 2013

Lettera a Pierluigi Battista sul Valle Occupato


Egregio signor Battista,
ho ascoltato il suo intervento sul Teatro Valle, su Radio3, e sono rimasto molto sorpreso dalla sua posizione e dalle sue argomentazioni; a tal punto da provare il desiderio di scriverle per confrontarmi con lei.
Lei riconduce l’intera questione al rispetto delle regole (“la questione è quella del rispetto delle regole”, ha detto testualmente, enfatizzando l’“è”). Come se l’occupazione del Valle avesse interrotto lo svolgimento di un corso florido (ha tenuto a precisare che pochi mesi prima dell’occupazione lei ha potuto godere di uno spettacolo con Franca Valeri).
Eppure lei certamente non ignora che l’occupazione è avvenuta dopo che il disastroso Ente Teatrale Italiano – che ha assorbito e fatto scempio delle risorse pubbliche destinate al teatro italiano per molti decenni – è stato chiuso, praticamente da un giorno all’altro.
Ascoltando le sue parole uno potrebbe pensare che in Italia non sia in corso una catastrofe – giunta con diversi anni di anticipo nel mondo del teatro e della cultura – che ha alla sua base proprio le regole che lei difende a priori, in quanto tali, senza possibilità di critica.
Ora, la critica dell’esistente, che è il succo della democrazia, è anche ciò che consente di immaginare cambiamenti, evoluzioni, alternative, possibili miglioramenti.
E laddove tutto crolla – restando al contempo ingessato in uno status quo garantito dalla totale paralisi gestionale, amministrativa, sindacale, fino a esaurimento scorte – la critica talvolta è portata a spingersi un po’ oltre l’assoluta cortesia, assumendo la forma della provocazione; perfino forzando un po’ le regole.
Dove un teatro rischia di chiudere e restare chiuso per anni (non sarebbe il primo caso), per via di una pessima gestione e di una politica governativa che fa colpevolmente terra bruciata di ogni presidio culturale, mi sembra naturale e sano che l’esercizio della critica si sposi con il principio della resistenza: in nome della sopravvivenza e dell’identità culturale, del rispetto della propria professionalità (mortificata da amministratori che non pagano mai per i propri errori, i quali però possono rovinare la vita delle persone); ma anche in nome di un tentativo di cambiamento – necessario, a detta di molti – di quelle regole entro le quali la crisi si è manifestata e ha trovato terreno facile.
Non ritiene che il Valle Occupato, oltre che una “prevaricazione”, sia stato e sia un laboratorio unico che ha portato a visualizzare in concreto altri possibili sistemi di regole?
Non crede che potrebbe essere utile osservare questo esperimento duraturo non solo per stigmatizzarlo in nome del buonsenso e di un astratto perbenismo, ma anche per capire che cosa sta funzionando, e perché?
Non crede che l’occupazione del Valle sia stata consentita e tollerata dalle autorità soltanto perché non esisteva alcun altro progetto credibile e sostenibile per quello spazio?
E non crede che paragonarlo con il Leonkavallo sia quanto meno bizzarro e inopportuno?
Il mondo cambia (e migliora, almeno secondo alcuni) grazie a piccole forzature dello status quo, soprattutto quando le strutture gestionali esistenti si rivelano incapace di affrontare le sfide del presente, per non parlare del futuro. Il sistema teatrale (e culturale) italiano istituzionale dimostra da decenni di non essere in grado di sostenere, difendere, produrre, promuovere alcunché.
Il Valle Occupato è una “piccola forzatura” che non ha tolto niente a nessuno, ha mantenuto in essere nella Capitale uno spazio culturale di primaria importanza (altrimenti destinato a un futuro incerto e forse ignominioso), si è fatto propulsore e spunto concreto di un dibattito sulle nuove modalità di produzione e fruizione culturale, che in Italia è assente tra le poltrone del Parlamento, negli studi televisivi, nelle sale universitarie e tra le pagine dei principali quotidiani.
Cordialmente,
Carlo Cuppini

lunedì 7 ottobre 2013

di stelle


quella notte di stelle
cadenti neanche
l’ombra
eppure cadevano e
cadono ancora
come tutto del resto
come cadia-
mo noi

scendo

scendo dal ramo e non trovo
la vita reale
nascosta
oltre uno schermo
di rane

mangio banane
vorrei tornare
scimmia
per riscoprire cosa
vuol dire pregare

un fiore nel buco del tempo
perché tutto sia fermo
un istante
perché possa la pelle coprirsi
di fame

stanotte

chiamo l'angelo e arriva la zanzara
a dire che non c'è strada
non c'è giravolta che possa
scamparci dalla cascata

la schiaccio sulla faccia
con uno schiaffo
mi giro dall'altra parte
e continuo nella mente a chiamare

dall'altra parte c'è la tua schiena calda
e in fondo al letto la culla
con la nostra bambina
il respiro ci evapora piano

domani sarà ancora l'inizio
del cominciare del tempo
le mie radici vanno dentro la terra
la terra si risveglia nel cielo