Dichiaro che non prenderò il green pass.
Non lo prenderò:
Dichiaro che non prenderò il green pass.
Non lo prenderò:
• prepararsi ad affrontare il tempo che ci attende, con i suoi paradigmi egemonici;
• farsi "uomini-diritto", "donne-diritto", sul modello degli uomini-libro in Fahrenheit 451: persone che in segreto – scambiandosi muti sguardi d'intesa in pubblico e parlando liberamente nelle catacombe – incorporano il significato e il valore di ciò che viene spazzato via, facendone una missione, per tramandare a un'epoca successiva ciò che forse avrà la possibilità di rifiorire; farlo come se questa fosse una promessa della Storia, senza esitazione.
• fare dieci minuti di meditazione la mattina e dieci la sera;
Mentre qualcuno cerca di misurare la distanza esatta che separa il Green Pass italiano dal Sistema di Credito Sociale cinese - e cerca di immaginare quanto tempo sarà necessario per colmare quella distanza - apprendiamo che una giunta militare è un'opzione di cui si può tranquillamente discutere negli ambienti moderati.
Nell’epoca pandemica, gli intellettuali cresciuti nei decenni dell’edonismo, estranei per questo alla cognizione del dolore e della morte, per non rischiare di apparire insensibili (è la prima preoccupazione di molti) hanno rinunciato al compito di destrutturare il discorso del potere e di smascherare il suo continuo dissimularsi nei luoghi più impensati, per sposarlo in toto, arricchendolo di figure retoriche e invettive.
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CI VUOLE CORAGGIO
Di Giovanna Canzi
Questo è uno degli insegnamenti più preziosi che Filippo e Francesca, protagonisti di Il mistero delle meraviglie scomparse (8+, Marcos y Marcos, 12€) di Carlo Cuppini, si porteranno nel cuore anche quando la fantastica avventura in cui sono stati catapultati sarà finita. Sì, perché i due ragazzini si trovano all’improvviso di fronte a un evento incredibile che rischia di far scoppiare una guerra mondiale: un giorno l’Arno fa sparire i più importanti monumenti di Firenze, che ricompaiono nei più disparati angoli del mondo. Ogni Paese non vuole rinunciare alle sue nuove meraviglie e il parapiglia generale rischi di compromettere gli equilibri internazionali. Sarà solo grazie al coraggio dei due piccoli fiorentini se ogni cosa tornerà al suo posto e ogni popolo scoprirà il valore della condivisione.
Tra i libri sulla pandemia segnalati dalla pagina facebook "Goccia a goccia. A scavar pietre" di Sara Gandini c’è anche, nella sezione bambini, il mio Il mistero delle meraviglie scomparse (Marcos y Marcos). La selezione è a cura di Ludovica Notarbartolo.
Una bellissima recensione di Serena Bedini.
di Serena Bedini
A dire la verità, nell’avventura Il mistero delle meraviglie scomparse di Carlo Cuppini (Marcos y Marcos 2021), non è l’Arte a decidere di girare il mondo, bensì la libera iniziativa del fiume Arno a cominciare un’opera di diffusione spregiudicata e oltremodo divertente dei monumenti e dei musei più celebri in ogni parte del Pianeta. Evidentemente, se un fiume prende l’iniziativa non sono da meno altri corsi d’acqua… O sono invece le stesse opere d’arte a prenderci gusto e a decidere di andarsene per il mondo alla ricerca di un po’ di libertà, dopo essere state per secoli ferme sempre allo stesso posto? Non sarò io a svelare come vanno le cose in questa folle e gustosa avventura che è scritta sì per i bambini, ma, per parafrasare un celebre autore, anche per tutti i grandi che si ricordano di essere stati bambini. Quello che è certo è che in questa storia Cuppini riesce nell’intento di divertire con intelligenza, con coraggio, lasciando trapelare valori di umanità, di integrazione, di inclusione che sono tanto preziosi oggi in quanto rari proprio come i capolavori dell’arte, eppure necessari a vivere meglio. Non solo: Cuppini fa riassaporare il piacere delle belle letture di una volta, quelle scritte con autentiche capacità, con tanta fantasia e con la forza immaginifica che scaturisce dalle emozioni, le vere e intense emozioni provate solo da chi è ancora capace di credere che i sogni possano diventare realtà.
A questo punto bisogna assumersi la responsabilità di usare parole molto chiare. Io le mie le ho pesate una a una, e sono queste:
Gli uccelli di Aristofane. Quelli di Hitchcock. La conferenza degli uccelli, antico poema Sufi. L’albatros di Baudelaire e il corvo di Poe. Il gabbiano Jonathan Livingstone di Richard Bach. E Cipì di Mario Lodi. E altri uccelli ancora.