blog di Carlo Cuppini

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martedì 4 agosto 2020

Il lockdown sino-italiano/1: costi umani e possibili risvolti geopolitici

Solo lo sciatto e livoroso dogmatismo che caratterizza il dibattito italiano ha potuto far credere a qualcuno che le critiche al lockdown cinese in salsa italiana (confinamento domiciliare indiscriminato e totale, trasformazione di raccomandazioni sanitarie in norme e leggi incostituzionali, repressione poliziesca e militare, propaganda psicotropa e manipolatoria), a favore di forme più misurate e circostanziate, compatibili con la democrazia europea e lo stato di diritto, volesse dire anteporre l’economia alla salute.

Pochi giorni dopo la chiusura, l'autocertificazione ecc, ho pensato che ci fossero seri motivi di preoccupazione per la salute psico-fisico-clinica di milioni di persone, soprattutto le categorie fragili e deboli, variamente a rischio (non covid), a fronte della campagna del terrore indetta da governo, protezione civile e consulenti vari, con il puntuale, monolitico supporto dei media.
Oggi, un po’ alla volta, e senza che le notizie “buchino lo schermo”, vengono fuori dati sconvolgenti, che vanno al di là delle peggiori preoccupazioni di un profano (come il sottoscritto), ma che non potevano non essere previste dagli addetti ai lavori, esperti del Governo in primis, seguiti da tutti i consulenti e pure dai virologi televisivi.

domenica 2 agosto 2020

CHIEDO VERITÀ

Oggi, 2 agosto, ricorrono i 40 anni della Strage di Bologna. Credo che ci sia un solo modo per onorare davvero le tragedie del passato: essere coerenti nel presente con i valori e gli impegni espressi sempre in occasione di queste ricorrenze. Valori e impegni che in genere riguardano la verità e la giustizia.
Da gennaio a oggi molti, a vario titolo, hanno sollevato la questione della verità su quello che abbiamo vissuto e stiamo vivendo - una delle pagine più drammatiche e per certi versi controverse della storia repubblicana. Verità che significa discussione sulla verità e ricerca della verità: mai può significare racconto calato dall'alto e indiscutibile in virtù del principio di autorità.
Queste persone - nella quasi totalità dei casi - sono state variamente diffidate, denunciate, delegittimate, demonizzate, ostracizzate, bollate con etichette infami e imbecilli, calunniate, richiamate dai rispettivi ordini professionali o dalle autorità, penalizzate professionalmente, ricattate, sottoposte dai media a "indagini" tendenziose, passate per la macchina del fango, sbeffeggiate da autorità governative e da commentatori televisivi, ritratte in modo grottesco dai media e additate perché fossero esposte a linciaggio e stigma sociale, minacciate, intimidite, sottoposte a Tso.
Si noti: questa non è una lunga variazione di termini sinonimici per dare enfasi barocca a un paragrafo retorico: per ognuna di queste espressioni ci sono esempi concreti, che danno un’idea della dimensione vasta e sfaccettata della persecuzione del pensiero critico che è stata attuata a partire dalle massime autorità, e, a cascata, replicata nei vari snodi dalla relazione tra autorità e società.
Intanto l’avvocato del popolo ha convinto il popolo a fargli da avvocato, nella sua battaglia contro il primo interesse del popolo: la verità.

Glasnost/2: il piano pandemico

GLASNOST/2: il piano pandemico
Esaminiamo l'interessante vicenda di Riccardo Luna alla ricerca della verità sul “piano pandemico segreto", raccontata da lui stesso su Repubblica:
- antefatto: i piani pandemici, voluti dall’OMS dopo la Sars del 2003, sono in continua evoluzione e aggiornamento, come dice il Centro per la prevenzione e il controllo delle malattie dell’Unione europea. E sono ovviamente di pubblico dominio, se no come si farebbe ad attuarli tempestivamente, allo scoppio dell'emergenza?. L’ultimo aggiornamento del piano italiano risale al 2010, alla faccia della “continua evoluzione”… ma questo è un altro discorso.
- In aprile viene fuori, da dichiarazioni del direttore generale della Programmazione sanitaria del Ministero della Salute Andrea Urbani, che esiste un nuovo “piano pandemico” datato 20 gennaio 2020, di cui nessuno sa niente.
- Luna chiede al Ministero l’accesso al documento utilizzando il FOIA (Freedom of Information Act), che obbliga a rendere accessibili i documenti della pubblica amministrazione entro 30 giorni dalla richiesta.
- (Ricordo en passant che il FOIA era stato sospeso per decreto, a marzo, con il decreto "Cura Italia". Forse non molti lo sanno, perché la notizia era uscita solo sul sito del Sole24Ore, con un articolo della responsabile del FOIA per Transparency Italia Laura Carrer.)
- Il Ministero risponde a Luna (dopo la scadenza dei termini) che la pratica è di competenza della Protezione Civile.
- La Protezione Civile, nella persona di Angelo Borrelli, risponde che loro non hanno alcuna competenza e che quel detengono non lo detengono neanche.
- Luna inoltra una domanda di riesame al Ministero, rivolgendosi al “responsabile per la prevenzione della corruzione e della trasparenza” (sic!) Alberto Zamparese.
- Risposta del 30 luglio: l’istruttoria non è stata avviata a causa di “un disguido interno”.
- A questo punto Luna ragiona: “Quel piano, come stabilito dall’Oms, non serve solo a capire il grado di preparazione di ciascun Paese in caso di pandemia evidenziando le eventuali lacune da correggere; quel piano serve anche a capire se nei 55 giorni che passano dalla sua approvazione alla decisione del lockdown, sono state messe in campo tutte le azioni necessarie a mitigare i danni.” E conclude: “Abbiamo o no il diritto di conoscere tutta la verità sulla pandemia?”

sabato 1 agosto 2020

GLASNOST/1: i verbali del Cts

Perché il Governo fa di tutto per negare la pubblicazione dei verbali del Cts? Leggiamo nell’appello presentato all’Avvocatura dello Stato per annullare la sentenza del TAR che impone di rendere accessibili tali documenti:
“L’art. 5-bis (…), secondo cui l'accesso civico è rifiutato se il diniego è necessario per evitare un pregiudizio concreto alla tutela degli interessi pubblici inerenti, tra gli altri, ‘LA SICUREZZA PUBBLICA E L’ORDINE PUBBLICO’ (lettera a) è anch’esso idoneo a dare copertura al diniego impugnato.”
(Questo periodo, come l’intero passaggio che lo comprende, è messo in grassetto nel documento originale: deve essere considerato dagli estensori particolarmente significativo).
Mi chiedo: quali terribili informazioni possono essere contenute nei verbali del Cts, di un rilievo tale da poter indurre la popolazione, non a formulare eventuali critiche all’operato del governo, ma a mettere a repentaglio “la sicurezza pubblica” e creare disordini sociali? Se non fosse chiaro: parliamo della popolazione italiana (non per esempio di quella serba), quella popolazione che ha accettato tutto, perfino la reiterata, troppo lunga, indiscriminata e parzialmente ingiustificata violazione dei diritti dell’infanzia (“Chi scandalizza anche uno solo di questi bambini, sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina e che fosse gettato negli abissi del mare” - ricordate? Qualcuno nei mesi scorsi pare essersene dimenticato…). Dunque, cosa mai potrebbe indignare il popolo italiano fino a farlo sollevare contro questo governo?
Intanto è vero che il presidente del Consiglio di Stato, Franco Frattini, ha preso tempo, rimandando la decisione alla riunione del consiglio. Ma è anche vero che scrive nel decreto:
"non si comprende (...) perché si debba includere tali atti atipici [i verbali del Cts] nel novero di quelli sottratti alla generale regola di trasparenza e conoscibilità da parte dei cittadini, giacché la recente normativa – ribattezzata “freedom of information act” sul modello americano – prevede come regola l’accesso civico e come eccezione (...) la non accessibilità di quelle sole categorie di atti che, trattandosi di eccezione alla regola, devono essere interpretate restrittivamente; è stato peraltro chiarito che le norme sull’accesso civico generalizzato e quelle sull’accesso documentale vanno congiuntamente considerate come complesso regolatore che non restringe ma globalmente amplia la trasparenza e quindi il diritto di partecipazione del cittadino."

venerdì 31 luglio 2020

Lettera al Presidente della Repubblica sulla gestione dell'emergenza covid

Alla cortese attenzione del Presidente della Repubblica
Sergio Mattarella
30 luglio 2020

Egregio Presidente,
oggi è un giorno che alcuni non dimenticheranno.
Questa mattina lei ha celebrato a Bologna la memoria delle due terribili stragi del 1980 - Ustica e Stazione di Bologna - elogiando tra l’altro la ricerca della verità, e affermando la necessità che si “faccia di tutto, con un impegno completo e senza alcuna riserva, perché la verità venga raggiunta in pieno”.
Dichiarazione nobilissima, che credo si debba estendere, in una democrazia che voglia considerarsi matura, a ogni aspetto della gestione della cosa pubblica, soprattutto quando le scelte politiche sono legate a circostanze tra le più tragiche nella storia del Paese.
Ebbene, nelle stesse ore in cui Lei pronunciava queste parole - ironia della sorte - abbiamo appreso dai media che il Governo ha fatto ricorso al Consiglio di Stato contro la recente sentenza del Tar del Lazio che lo obbliga a desecretare i verbali del Comitato Tecnico Scientifico, in quanto documenti fondamentali perché i cittadini possano valutare la bontà, la proporzionalità, l’adeguatezza dell’operato del Governo in relazione alla grave crisi sanitaria che abbiamo attraversato.
Così Covid si candida ufficialmente a diventare, oltreché una malattia, una “nuova Ustica”: un nuovo mistero italiano.
Ma allora, per le istituzioni, la ricerca delle verità relative alle vicende controverse che segnano la storia del Paese, è un valore e un obiettivo da perseguire “facendo di tutto”, oppure è un rischio da scongiurare a ogni costo?
Stimato Presidente, credo che il nostro Paese non meriti questo ennesimo strappo, che si configura come un oltraggio alla democrazia, ai morti di covid, i cui familiari reclamano verità, ai morti non di covid deceduti in questi mesi a causa della gestione dell’emergenza, ai cittadini tutti.
Nella gestione dell'emergenza sono state adottate misure drammatiche e inaudite, che oltre, a fronteggiare la crisi sanitaria, hanno prodotto enormi danni sanitari, economici e sociali. Credo sia lecito domandarsi: queste misure sono state efficaci rispetto agli obiettivi, proporzionate rispetto ai rischi, inevitabili nei loro “effetti collaterali”?
Secondo le intenzioni del Governo, i cittadini non hanno il diritto di valutarlo, anzi sono tenuti a non farlo: devono fidarsi e basta. È una pretesa legittima questa? È un atteggiamento conciliabile con la democrazia?
Ancora, Presidente: sempre oggi Lei ha promulgato il Decreto Legge che proroga di altri due mesi e mezzo lo stato di emergenza dichiarato il 31 gennaio, prendendo atto della volontà espressa dal Governo e dal Parlamento; ma in contrasto con il parere allarmato di eminenti costituzionalisti e giuristi, e senza che la misura sia ritenuta utile da autorevoli scienziati e medici che hanno studiato e conosciuto la malattia e il virus molto da vicino. Proroga attuata, sembrerebbe - ed è la cosa più importante -, in contraddizione con la stessa legge che istituisce lo stato di emergenza e ne regolamenta l’utilizzo, dal momento che, come è stato ricordato da costituzionalisti illustri e al "di sopra di ogni sospetto", non è legittimo dichiarare lo stato di emergenza in assenza di una emergenza conclamata e presente. Mentre nella situazione attuale e nel prossimo futuro, ogni urgenza e ogni criticità che dovessero verificarsi dovrebbero essere affrontate nel regime ordinario, o comunque nell’alveo di quanto previsto dalla Costituzione, che offre gli strumenti adeguati e sufficienti a gestire ordinatamente situazioni del genere.
Sono profondamente preoccupato, Presidente, al pari di moltissimi altri cittadini, per lo stato della nostra democrazia - che è il valore e il bene più alto, irrinunciabile, da difendere a qualsiasi costo, come ci hanno insegnato i nostri antenati. Io sono certo che Lei, con il suo stile sobrio e discreto, non abbia smesso per un solo istante, in tutti questi mesi, di vigilare e di indirizzare saggiamente il procedere politico. Ma una parte della cittadinanza è esterrefatta, e io mi riconosco in questa parte, e ha bisogno di messaggi chiari e di garanzie sigillate con impegni solenni e gravi, come solenne e grave è la lunga vicenda che attraversiamo.
Non posso dimenticare che questo Governo è guidato maggioritariamente da una forza politica che in molte occasioni in passato ha espresso la sua avversione per la democrazia parlamentare, esprimendo la volontà di "superarla" per una ambigua, indefinita e certamente incostituzionale “democrazia diretta”; e ha mostrato analogamente, in diverse circostanze, ben poca adesione ideale al dettato costituzionale e all’architettura delle istituzioni democratiche. Non è la prima volta del resto che al governo e al Parlamento si insediano forze di questo genere.
Ma oggi il Governo dell'autoproclamatosi "avvocato del popolo" pretende che il popolo sia tenuto all’oscuro dei motivi, delle informazioni, dei dati e dei ragionamenti che hanno portato a prendere le decisioni più drammatiche e più incidenti sulla vita dei cittadini da quando è stata fondata la Repubblica. In nome di quale ragione di Stato, mi chiedo? Di quali "security reasons"?
Noi non siamo bambini che si devono fidare ciecamente dei genitori, ed essere grati che i genitori si prendono cura di noi, alternando carezze, rimproveri e “no”. Caso mai i genitori siamo noi - e questo lo dico quasi gridando, signor Presidente: noi siamo i genitori di milioni di bambini e ragazzi, e mi permetto di parlare anche a nome di chi genitore non è, perché la difesa dell’infanzia, in senso ideale, dovrebbe concernere tutti i cittadini - come quella della democrazia. Questo ruolo di "genitori e tutori" risponde a precisi obblighi, ai quali non può sfuggire neanche di fronte a una legge che lo imponesse; questo ruolo ci rende ancora più preoccupati, pronti alla mobilitazione, a scelte drammatiche. Perché abbiamo potuto vedere nei mesi scorsi - come vediamo tutt’ora, con l’approccio alla questione davvero emergenziale della scuola - quale e quanta considerazione il Governo e le istituzioni italiane abbiano riservato a queste categorie fragili. Le quali una volta, nel codice etico dell’emergenza e del salvataggio, insieme alle donne, venivano “prima”. Questa volta sono venuti dopo: sono venuti ultimi. La questione delle loro sofferenze, dai traumi da loro vissuti durante questa crisi, dei danni causati dalle misure scelte per il contenimento del contagio, non è neanche stata sfiorata. Né si assiste oggi a un adeguato dibattito su questo tema, per tentare almeno di porre un rimedio a posteriori.
Una pagina terribile della storia italiana, quella che “dimentica per strada” i bambini per salvare i loro nonni, dal momento che si sarebbe potuto e dovuto proteggere i secondi senza essere indifferenti ai primi. Una pagina imperdonabile quella in cui, a cuor leggero, il governo e lo Stato sottopongono bambini e giovani a privazioni durissime, indiscriminate, senza eccezioni e senza margini di flessibilità che considerassero le diverse necessità. E non sappiamo - e forse non potremo mai sapere - se queste imposizioni inaudite siano state utili, proporzionate, inevitabili.
A proposito di bambini, giovani e scuola: oggi è anche il giorno in cui una dirigente scolastica di Amalfi inizia lo sciopero della fame “contro le assurde misure prese contro la scuola e soprattutto contro una nuova bozza che circola che prevederebbe che il voto di condotta per gli alunni si basi sul rispetto delle misure anticovid, cioè sul distanziamento sociale tra i nostri giovani. Sono atterrita”.
Anche io sono atterrito. Questo gesto drammatico si compie perché il dibattito nazionale istituzionale sulla scuola ci ha collocati radicalmente fuori dall’alveo della civiltà europea, dove tutte le altre nazioni hanno dimostrato molto più coraggio della nostra e hanno anteposto all’ideale dispotico e distopico del “rischio zero” i diritti e il benessere dei bambini e dei giovani, assumendosi un ragionevole rischio, con il conforto dalle ricerche e dalle evidenze scientifiche che in Italia sembrano venire sistematicamente ignorate, quando non contraddette, anche da importanti membri del Cts.
In quali mani siamo, Presidente? Chi ha scelto queste mani? Con quale diritto vengono tradotte in drammatiche e discriminanti scelte politiche dei pareri di scienziati che contrastano platealmente con i pareri di altri scienziati?
Per quello che vale il mio parere personale, non credo che questa compagine di governo abbia l’aspirazione, o almeno la possibilità concreta, di compiere un colpo di mano per instaurare un regime permanentemente dispotico. Ma temo, con profondissima angoscia, che l’esecutivo abbia già creato, e continui a creare - con il benestare esplicito o implicito del Parlamento e delle istituzioni di garanzia - una serie di gravissimi precedenti: quelli necessari e sufficienti a instaurare eventualmente in futuro una vera e propria dittatura.
Perché si dovrebbe negare a un futuro governo di dichiarare lo stato di emergenza sulla base di una emergenza solo paventata, o temuta, visto che questo è è stato avallato e decretato oggi? Glielo si negherà perché magari sarà un governo di destra, e quindi, nell’immaginario di alcuni, più incline di altri a derive autoritarie? E’ ovvio che questa logica è insensata e impraticabile. Io credo che chiunque domani e dopodomani potrà riferirsi a quanto accaduto oggi, per impostare politiche di dominio e di arbitrio. E non si può mancare di notare che in tutti gli altri Stati europei - in cui lo stato di emergenza è terminato da settimane o mesi - i riguardi per le Costituzioni e per lo stato di diritto sono stati di gran lunga più continui e solidi che in Italia.
Egregio Presidente: noi cittadini italiani abbiamo bisogno di essere tutelati, garantiti, rassicurati, con parole chiare che però non siano solo parole rassicuranti, ma che incarnino precisi e solenni impegni a difesa della democrazia. Ne avremmo avuto bisogno il 10 marzo scorso. Ne abbiamo bisogno oggi. Abbiamo bisogno di sentire la voce forte delle istituzioni - e non quella di un Capo - che, come scriveva Pasolini, “commuovono: e gli uomini in altro che in esse non sanno riconoscersi. Sono esse che li rendono umilmente fratelli.”
Ringraziandola per l'attenzione, le rivolgo i più distinti saluti,
Carlo Cuppini, un cittadino

giovedì 23 luglio 2020

I cani del virus

I cani del virus

La malattia era scomparsa, gli ospedali si erano svuotati. Ma il virus circolava, come milioni di altri virus, e loro volevano sapere esattamente chi lo aveva incontrato. Loro lo volevano fermare: volevano fermare il mare con un setaccio. Perché dalla guerra contro il virus dipendeva il loro potere, la loro stessa esistenza. 
Erano furiosi, si sentivano traditi da un microorganismo che, invece di continuare a mietere vittime e terrorizzare la popolazione rendendola inerme, batteva così presto in ritirata, scompariva dai radar, si adattava, pur di non estinguersi. Erano delusi da questa peste così poco caparbia, e qualcuno cominciava a guardarsi intorno, sperando di trovare in qualche angolo del mondo devastato la minaccia di altri mali, ben più terrificanti, che permettessero di tirare una riga e ricominciare: dove non erano riusciti i pipistrelli cinesi col covid, forse sarebbero riuscite le marmotte mongole con la peste bubbonica. 
Sfogavano la rabbia e la delusione sui cittadini: volevano stanare i positivi, segregarli a tempo indeterminato smembrando le famiglie, sottoporli a Tso, far ammalare i bambini, violentarli psicologicamente, mutarne la natura in qualcosa di ipocondriaco e socio-fobico, per essere i padroni del mondo domani. 
“Verremo a stanarvi nelle vostre case uno per uno”, aveva detto un governatore democratico. Che era il contraltare del “Vi ricacceremo nelle vostre case a calci in culo”, espresso in una precedente fase dell’emergenza da un altro rappresentante delle istituzioni. 
Ma non era così semplice stanare chicchessia: le app per il tracciamento erano state un flop clamoroso, e le persone si rifiutavano in massa di fare i test sierologici, così come si dichiaravano indisponibili a ricevere un vaccino creato in una manciata di mesi da aziende pluri-condannate per aver fatto profitti a danno dei malati. 
Del resto, per molti era difficile fidarsi di autorità che avevano mostrato una totale incompetenza, ben celata inizialmente dietro a un approccio autoritario e suadente, e in definitiva capaci soltanto di vietare e obbligare, addossando ai cittadini una colpa metafisica, un peccato originale. 
C’erano sempre quelli più realisti del re, che avevano dato dei terrapiattisti agli oppositori - salvo rivestire loro, ora, quel ruolo, arrivando a negare la realtà pur di non mettere in discussione la narrazione a cui avevano creduto. Ma il rapporto con le istituzioni era devastato, lo stato di diritto sovvertito, la Costituzione stracciata, e lo scontento cominciava a montare...
Così un giorno arrivarono con i cani.

(Il racconto è stato ispirato dalla notizia che sono in corso sperimentazioni per addestrare cani di diverse razze a individuare col giuro i positivi al Sars-Cov-2)

venerdì 3 luglio 2020

Il modulo e la libertà

Il modulo e la libertà

Il mio quarantesimo compleanno, compiuto alla fine di marzo dell’anno venti-venti, in quarantena, sotto Quaresima, segregato in casa come tutti da un decreto persecutorio dietro cui il governo ha nascosto la propria incapacità di gestire sanitariamente una crisi sanitaria, me lo voglio ricordare così: con queste sue opere straordinarie di Francesco Chiacchio, donatemi una da Ramona (l’Autocertifi-Carlo) e una dall’artista (l’Autocertifi-Gatto). Dove la libertà e la gioia della creazione irridono (ma ancor più ignorano, involandosi da essa come da un trampolino) la modulistica cartacea - simbolo materiale della prevaricazione burocratica di un potere autoritario e debole.



























domenica 7 giugno 2020

TEST (PEN)SIERO-LOGICO

FINALMENTE DISPONIBILE IL TEST (PEN)SIERO-LOGICO: SI PARTE CON LE TRE T!

Il Comitato Tecnico Situazionista ha stabilito che per contenere l’epidemia di NN-IRAS-PC (Nuova Normalità Inibente Repressiva Atomizzante Sociofobica Post Covid) finalmente, da oggi, sarà attuata la nota strategia delle tre T: Test, Tracciamento, Trattamento. Il TEST, da sottoporre alla totalità della popolazione, è un sondaggio a risposte aperte da auto-compilare, e si trova in fondo a questo comunicato. Potete farlo subito e calcolare voi stessi il risultato. Per le domande 1-19 ogni "sì" dà 1 punto; un "sì" alla domanda numero 20 dà 5 punti. Se il risultato è superiore a 3 punti scattano tracciamento e trattamento. Il TRACCIAMENTO dei contatti è necessario dal momento che è provato che il contagio si diffonde, oltre che attraverso la propaganda governativa casalin-casaleggina e la lettura acritica dei media, anche attraverso il semplice scambio di opinioni (anche per via telematica). Il TRATTAMENTO anti NN-IRAS-PC è rappresentato da una settimana da passare obbligatoriamente e gratuitamente a Bologna, all’insegna delle tradizionali 3 T bolognesi, quelle che compaiono sulle cartoline e sui grembiuli dei venditori ambulanti.

Ed ecco il TEST:

1- Quando incontri un amico o conoscente che prima salutavi con una stretta di mano, hai un attimo di titubanza prima di compiere il consueto gesto?

martedì 2 giugno 2020

Verso la Fase 3: Alice, il Bianconiglio e la Regina di Cuori

Verso la Fase 3: Alice, il Bianconiglio e la Regina di Cuori (e il suo ridicolo maritino)
Altre 50 incrinature della narrazione non più dominante ma ancora efficace

Dunque lo spettacolo è finito, la narrazione è saltata, il re è nudo ecc. Eppure la progettazione di una società nuova, di una "nuova normalità", aberrante, socio-fobica, depauperata, ipercontrollata, costantemente sotto ricatto, fondata sul precedente giuridico della sospensione dello stato di diritto e della Costituzione in nome della prevenzione sanitaria, continua. Con il benestare dei più. "La maggioranza sta": sta tranquilla, come non potrebbe che stare. 
In questa cronaca contro-informativa delle due settimane antecedenti l’ingresso nella Fase 3 (3 giugno), annunciata in pompa magna dal rombo prolungato delle Frecce Tricolori sui cieli di tutta Italia, assisteremo a continui rovesciamenti logici degni di Lewis Carroll, ognuno segnato da un “EPPURE”. A ogni "eppure" potrete associare le fattezze del Bianconiglio, di Pinco-Panco e Panco-Pinco, del Brucaliffo, del Cappellaio Matto, del Leprotto Bisestile, a vostro piacere... E Alice continuerà a cercare la porta per uscire da questo incubo dove tutti sembrano impazziti, dando un peso relativo alle grida “tagliatele la testa!” che la raggiungono continuamente: perché sa, sappiamo, che è solo un sogno, e noi non saremo le vittime (salvo riceve un tso) finché lottiamo per la verità, la giustizia, la dignità e la libertà: la storia ha travolto dittatori e manipolatori di ben altro spessore (senza voler sminuire le doti di Casaleggio, Casalino e altri Casal-qualcosa che operano dentro e dietro questo governo).

giovedì 28 maggio 2020

FASE 2: 50 INCRINATURE DELLA NARRAZIONE DOMINANTE

Articolo pubblicato sul blog Gli Imperdonabili
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Dove imperversi una narrazione unica tesa a convalidare politiche governative devastanti, c’è bisogno prima di tutto di controstorie. L’attività che trova e diffonde queste "storie" si può chiamare controinformazione o, più semplicemente, e forse più appropriatamente, resistenza democratica. Il rischio è smarrirsi nei meandri del complottismo - certo, lo dico subito - che non è altro che l’altra faccia della narrazione unica, perfettamente speculare a essa, a essa funzionale in quanto utilizzabile per delegittimare ogni forma di dissenso, e appunto, ogni controstoria. Tanto più che, mancando in questa epoca strumenti qualificati di seria e sistematica critica al potere, il fai-da-te è l'unica strada. Chiarito subito questo punto, andiamo avanti con gli strumenti a disposizione, a partire dall'esercizio del pensiero critico e dell'intelligenza.
Prima di procedere con i 50 punti, voglio però attestare l’esistenza, o meglio, l’imposizione, di un "pensiero unico", o “narrazione dominante”, attraverso due citazioni importanti: perché oggi sappiamo bene tutti che c’è stata, e che c’è, una "narrazione dominante" (a parte gli ingenui e i malintenzionati), ma tra sei mesi o un anno potremmo essercene dimenticati: vuoi per non sentirci cretini, visti gli sviluppi che sta prendendo la vicenda covid - i quali, di per sé, contraddicono i pilastri della narrazione suddetta; vuoi per avere interiorizzato, alla lunga, l'evoluzione della propaganda in qualcosa di più sottile e impalpabile, ma di altrettanto efficace e perfino più pervasivo. Riporto dunque i pareri non di qualche professionista del sospetto e della critica al potere, ma di due giuristi e di un virologo ampiamente stimato e "al di sopra di ogni sospetto".


mercoledì 27 maggio 2020

FASE 1: STERMINIO DI MASSA E MUTAZIONE ANTROPOLOGICA

Articolo pubblicato su Gli imperdonabili
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Sono passati due mesi e mezzo dal mio primo post su questo blog sul tema Covid (9 marzo, l'alba del lockdown). Tutto quello che ho scritto a livello di propositi in quel testo resta per me valido. Solo che quell'impegno personale che invocavo ha nel frattempo preso il segno di un impegno antigovernativo: quello che è cambiato è il rapporto mio (in quanto cittadino convintamente democratico), con le autorità politiche, con quelle sanitarie legate al governo, e con i media. Il 9 marzo avevo fiducia in questi soggetti e invitavo a rispettare alla lettera quanto venisse detto loro (lo noti chi volesse imputarmi un'opposizione ideologica e pregiudiziale a questo governo; aggiungo che un governo 5S-Pd, realmente popolare, lo aspettavo da 7 anni). Mi ha sconvolto, ma non mi ha indignato o preoccupato politicamente, la chiusura del Paese. Di lì a poco questa fiducia si è dissolta, perché calpestata: precisamente nel momento in cui ho scoperto di essere un cittadino sospettato, sorvegliato, colpevole fino a prova contraria, messo in condizione di dover giustificare ogni gesto pubblico e privato, compiuto in luogo pubblico o privato, militarmente intimidito; nel momento in cui, soprattutto, ho scoperto che come 60 milioni di italiani ero limitato in ogni aspetto della quotidianità da un misto di divieti ambigui e raccomandazioni orali elevate al rango di norme scritte, nel quadro di un inedito sistema normativo-repressivo basato sul "si deve fare così perché si sa"; un quadro definito a colpi di hashtag, di video virali su whatsapp, di dirette facebook, di invettive di opinionisti e conduttori tv, di appelli alla caccia all'uomo come diversivo di stato fatti da uomini dello stato. Si è iniziata a sanzionare l’infrazione di divieti che il legislatore si era dimenticato di scrivere, o che al limite si potevano intravedere in documenti di natura modulistica (non certo legislativa) emessi dal dipartimento di polizia (l'autocertificazione, della cui esistenza e funzione non si trova traccia in alcun decreto). Mi hanno perso definitivamente quando è stato chiaro che l'indiscriminazione di questo regime repressivo basato su una ragnatela di non-norme diventava una atroce discriminazione per tutte le fasce deboli della società, a partire dall'infanzia, dimenticata, oppure ricordata solo per essere additata come colpevole e quindi esposta allo stigma sociale - in assenza di ogni evidenza scientifica, e del tutto ingiustamente e ingiustificatamente (a posteriori possiamo e dobbiamo dirlo, ora che le evidenze e gli studi scientifici ci sono, in abbondanza). Questo mi ha indignato e indotto alla diffidenza e, di lì a poco, al dissenso. 



domenica 19 aprile 2020

Passeggiata di rivolta morale e filosofica

Oggi sono uscito a fare una passeggiata di 2 chilometri. Era vietato. Questo è il testo che ho letto in diretta Fb – per metterci la faccia, perché era un gesto dimostrativo – mentre camminato, per chi volesse rileggerlo.

[Edit: Il tribunale di Reggio Emilia, con sentenza pubblicata l'11 marzo 2021, ha dichiarato illegittimo e totalmente privo di effetto quel dpcm, e quindi nulle le relative sanzioni, in merito al divieto di uscire di casa e circolare, come garantito dalla Costituzione.]


***
Mi chiamo Carlo Cuppini, ho 40 anni, ho due figli e un lavoro, vivo a Firenze, dove in questo momento mi trovo.
Sono uscito di casa, per la sola ragione che intendo affermare la mia libertà personale, l’inviolabile libertà personale sancita dalla Costituzione. “Inviolabile”. Articolo 13.
C’è chi per giustificare questo stato di cose, in particolare la reclusione domiciliare forzata, fa riferimento all’articolo 16.
Leggiamo l’articolo 16: “Ogni cittadino può circolare e soggiornare liberamente in qualsiasi parte del territorio nazionale, salvo le limitazioni che la legge stabilisce in via generale per motivi di sanità o di sicurezza.”
È evidente – e lo hanno chiarito diversi giuristi, caso mai fosse stato necessario farlo – che con “libertà di circolazione in qualsiasi parte del territorio nazionale” si intende lo spostamento in lungo e in largo per tutta la nazione, da Firenze a Roma, da Milano a Palermo, forse anche solo da Firenze a Prato: ma non si intende certamente uscire di casa, passeggiare per il quartiere, spostarsi nella propria città, nella geografia limitata e ripetitiva della propria quotidianità. Questi atti attengono alla libertà personale, e non a quella di circolazione nel territorio nazionale.
Leggiamo allora l'articolo 13: “La libertà personale è inviolabile. Non è ammessa forma alcuna di detenzione, di ispezione o perquisizione personale, né qualsiasi altra restrizione della libertà personale, se non per atto motivato dell'autorità giudiziaria”.
Quale autorità giudiziaria ha disposto una limitazione alla libertà personale dei cittadini di uscire di casa, in questa circostanza, a 78 giorni dalla dichiarazione dello stato di emergenza in Italia?
Sono uscito di casa per rigettare l’idea di uno Stato intrusivo, colpevolizzatore, paternalistico, pronto ad attuare una repressione collettiva preventiva; uno Stato che sostiene l’equazione, giuridicamente e moralmente abominevole, “uscire di casa = violare il divieto di assembramento”. Assegnando implicitamente al cittadino il profilo di una intrinseca irresponsabilità e di una sicura colpevolezza, anche in assenza di prove, di fatti, di intenzioni. Ma qui siamo ben oltre il processo alle intenzioni.
Qui siamo al tema del peccato originale.
Sono uscito di casa per affermare a piena voce che il confinamento domestico è una forma di detenzione domiciliare inflitta a 60 milioni di cittadini come punizione collettiva preventiva, per la certezza che chiunque, se lasciato libero, in balia della sua inviolabile libertà, avrebbe violato una norma che si può violare solo uscendo di casa. Come moltissime altre norme del resto.
Detenzione per prevenire un’infrazione che si suppone potrebbe essere compiuta: come in Minority Report di Philip Dick.
Sono uscito di casa per affermare il diritto di essere considerato dallo Stato e dalle istituzioni un cittadino responsabile, innocente e degno di piena fiducia, fino a prova contraria. Esco di casa e come vedete non violo il “divieto di assembramento” che è stato posto con i recenti decreti.
Con la proprietà del mio corpo, con la responsabilità del mio gesto, sto spezzando la scellerata equazione governativa che sospetta preventivamente di ogni cittadino, e lo priva della sua libertà inviolabile, suprema, agitando la bandiera della salute pubblica.
Sono uscito di casa perché la catastrofe sanitaria, ospedaliera, economica e sociale italiana non è stata causata da una maggioranza di cittadini che in quanto irresponsabili non meritano la democrazia e i diritti elementari; ma dall’inadeguatezza del sistema sanitario, dal ritardo nella risposta del governo, da errori tragici e gravissimi, degni di inchieste penali, compiuti a livello di gestione sanitaria e politica.
Ma non voglio affatto parlare di politica, perché la mia passeggiata non è una manifestazione politica. E non è una forma di disobbedienza civile, dal momento che non sto infrangendo alcuna norma: sto ascoltando la mia coscienza e mi sto esponendo con la mia faccia per difendere la legalità e la dignità. Lo faccio per me, per tutti i miei concittadini, e per i miei e nostri figli. Che forse un giorno vorranno sapere che posizione hanno assunto i loro genitori in questa pagina della storia italiana.
La mia passeggiata è una rivolta morale e filosofica.
Per questo ho deciso di accompagnare all’atto materiale e corporeo di uscire di casa e di passeggiare liberamente dove mi pare, nella mia città, la lettura di un testo di uno dei più grandi filosofi italiani, Giorgio Agamben, pubblicato il 13 aprile scorso e che potete ritrovare in rete. ll titolo è: “Una domanda”.
Libertà. Legalità. Responsabilità. Dignità. Costituzione. Resistenza.