blog di Carlo Cuppini

blog di Carlo Cuppini



giovedì 23 luglio 2020

I cani del virus

I cani del virus

La malattia era scomparsa, gli ospedali si erano svuotati. Ma il virus circolava, come milioni di altri virus, e loro volevano sapere esattamente chi lo aveva incontrato. Loro lo volevano fermare: volevano fermare il mare con un setaccio. Perché dalla guerra contro il virus dipendeva il loro potere, la loro stessa esistenza. 
Erano furiosi, si sentivano traditi da un microorganismo che, invece di continuare a mietere vittime e terrorizzare la popolazione rendendola inerme, batteva così presto in ritirata, scompariva dai radar, si adattava, pur di non estinguersi. Erano delusi da questa peste così poco caparbia, e qualcuno cominciava a guardarsi intorno, sperando di trovare in qualche angolo del mondo devastato la minaccia di altri mali, ben più terrificanti, che permettessero di tirare una riga e ricominciare: dove non erano riusciti i pipistrelli cinesi col covid, forse sarebbero riuscite le marmotte mongole con la peste bubbonica. 
Sfogavano la rabbia e la delusione sui cittadini: volevano stanare i positivi, segregarli a tempo indeterminato smembrando le famiglie, sottoporli a Tso, far ammalare i bambini, violentarli psicologicamente, mutarne la natura in qualcosa di ipocondriaco e socio-fobico, per essere i padroni del mondo domani. 
“Verremo a stanarvi nelle vostre case uno per uno”, aveva detto un governatore democratico. Che era il contraltare del “Vi ricacceremo nelle vostre case a calci in culo”, espresso in una precedente fase dell’emergenza da un altro rappresentante delle istituzioni. 
Ma non era così semplice stanare chicchessia: le app per il tracciamento erano state un flop clamoroso, e le persone si rifiutavano in massa di fare i test sierologici, così come si dichiaravano indisponibili a ricevere un vaccino creato in una manciata di mesi da aziende pluri-condannate per aver fatto profitti a danno dei malati. 
Del resto, per molti era difficile fidarsi di autorità che avevano mostrato una totale incompetenza, ben celata inizialmente dietro a un approccio autoritario e suadente, e in definitiva capaci soltanto di vietare e obbligare, addossando ai cittadini una colpa metafisica, un peccato originale. 
C’erano sempre quelli più realisti del re, che avevano dato dei terrapiattisti agli oppositori - salvo rivestire loro, ora, quel ruolo, arrivando a negare la realtà pur di non mettere in discussione la narrazione a cui avevano creduto. Ma il rapporto con le istituzioni era devastato, lo stato di diritto sovvertito, la Costituzione stracciata, e lo scontento cominciava a montare...
Così un giorno arrivarono con i cani.

(Il racconto è stato ispirato dalla notizia che sono in corso sperimentazioni per addestrare cani di diverse razze a individuare col giuro i positivi al Sars-Cov-2)

venerdì 3 luglio 2020

Il modulo e la libertà

Il modulo e la libertà

Il mio quarantesimo compleanno, compiuto alla fine di marzo dell’anno venti-venti, in quarantena, sotto Quaresima, segregato in casa come tutti da un decreto persecutorio dietro cui il governo ha nascosto la propria incapacità di gestire sanitariamente una crisi sanitaria, me lo voglio ricordare così: con queste sue opere straordinarie di Francesco Chiacchio, donatemi una da Ramona (l’Autocertifi-Carlo) e una dall’artista (l’Autocertifi-Gatto). Dove la libertà e la gioia della creazione irridono (ma ancor più ignorano, involandosi da essa come da un trampolino) la modulistica cartacea - simbolo materiale della prevaricazione burocratica di un potere autoritario e debole.



























domenica 7 giugno 2020

TEST (PEN)SIERO-LOGICO

FINALMENTE DISPONIBILE IL TEST (PEN)SIERO-LOGICO: SI PARTE CON LE TRE T!

Il Comitato Tecnico Situazionista ha stabilito che per contenere l’epidemia di NN-IRAS-PC (Nuova Normalità Inibente Repressiva Atomizzante Sociofobica Post Covid) finalmente, da oggi, sarà attuata la nota strategia delle tre T: Test, Tracciamento, Trattamento. Il TEST, da sottoporre alla totalità della popolazione, è un sondaggio a risposte aperte da auto-compilare, e si trova in fondo a questo comunicato. Potete farlo subito e calcolare voi stessi il risultato. Per le domande 1-19 ogni "sì" dà 1 punto; un "sì" alla domanda numero 20 dà 5 punti. Se il risultato è superiore a 3 punti scattano tracciamento e trattamento. Il TRACCIAMENTO dei contatti è necessario dal momento che è provato che il contagio si diffonde, oltre che attraverso la propaganda governativa casalin-casaleggina e la lettura acritica dei media, anche attraverso il semplice scambio di opinioni (anche per via telematica). Il TRATTAMENTO anti NN-IRAS-PC è rappresentato da una settimana da passare obbligatoriamente e gratuitamente a Bologna, all’insegna delle tradizionali 3 T bolognesi, quelle che compaiono sulle cartoline e sui grembiuli dei venditori ambulanti.

Ed ecco il TEST:

1- Quando incontri un amico o conoscente che prima salutavi con una stretta di mano, hai un attimo di titubanza prima di compiere il consueto gesto?

martedì 2 giugno 2020

Verso la Fase 3: Alice, il Bianconiglio e la Regina di Cuori

Verso la Fase 3: Alice, il Bianconiglio e la Regina di Cuori (e il suo ridicolo maritino)
Altre 50 incrinature della narrazione non più dominante ma ancora efficace

Dunque lo spettacolo è finito, la narrazione è saltata, il re è nudo ecc. Eppure la progettazione di una società nuova, di una "nuova normalità", aberrante, socio-fobica, depauperata, ipercontrollata, costantemente sotto ricatto, fondata sul precedente giuridico della sospensione dello stato di diritto e della Costituzione in nome della prevenzione sanitaria, continua. Con il benestare dei più. "La maggioranza sta": sta tranquilla, come non potrebbe che stare. 
In questa cronaca contro-informativa delle due settimane antecedenti l’ingresso nella Fase 3 (3 giugno), annunciata in pompa magna dal rombo prolungato delle Frecce Tricolori sui cieli di tutta Italia, assisteremo a continui rovesciamenti logici degni di Lewis Carroll, ognuno segnato da un “EPPURE”. A ogni "eppure" potrete associare le fattezze del Bianconiglio, di Pinco-Panco e Panco-Pinco, del Brucaliffo, del Cappellaio Matto, del Leprotto Bisestile, a vostro piacere... E Alice continuerà a cercare la porta per uscire da questo incubo dove tutti sembrano impazziti, dando un peso relativo alle grida “tagliatele la testa!” che la raggiungono continuamente: perché sa, sappiamo, che è solo un sogno, e noi non saremo le vittime (salvo riceve un tso) finché lottiamo per la verità, la giustizia, la dignità e la libertà: la storia ha travolto dittatori e manipolatori di ben altro spessore (senza voler sminuire le doti di Casaleggio, Casalino e altri Casal-qualcosa che operano dentro e dietro questo governo).

giovedì 28 maggio 2020

FASE 2: 50 INCRINATURE DELLA NARRAZIONE DOMINANTE

Articolo pubblicato sul blog Gli Imperdonabili
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Dove imperversi una narrazione unica tesa a convalidare politiche governative devastanti, c’è bisogno prima di tutto di controstorie. L’attività che trova e diffonde queste "storie" si può chiamare controinformazione o, più semplicemente, e forse più appropriatamente, resistenza democratica. Il rischio è smarrirsi nei meandri del complottismo - certo, lo dico subito - che non è altro che l’altra faccia della narrazione unica, perfettamente speculare a essa, a essa funzionale in quanto utilizzabile per delegittimare ogni forma di dissenso, e appunto, ogni controstoria. Tanto più che, mancando in questa epoca strumenti qualificati di seria e sistematica critica al potere, il fai-da-te è l'unica strada. Chiarito subito questo punto, andiamo avanti con gli strumenti a disposizione, a partire dall'esercizio del pensiero critico e dell'intelligenza.
Prima di procedere con i 50 punti, voglio però attestare l’esistenza, o meglio, l’imposizione, di un "pensiero unico", o “narrazione dominante”, attraverso due citazioni importanti: perché oggi sappiamo bene tutti che c’è stata, e che c’è, una "narrazione dominante" (a parte gli ingenui e i malintenzionati), ma tra sei mesi o un anno potremmo essercene dimenticati: vuoi per non sentirci cretini, visti gli sviluppi che sta prendendo la vicenda covid - i quali, di per sé, contraddicono i pilastri della narrazione suddetta; vuoi per avere interiorizzato, alla lunga, l'evoluzione della propaganda in qualcosa di più sottile e impalpabile, ma di altrettanto efficace e perfino più pervasivo. Riporto dunque i pareri non di qualche professionista del sospetto e della critica al potere, ma di due giuristi e di un virologo ampiamente stimato e "al di sopra di ogni sospetto".


mercoledì 27 maggio 2020

FASE 1: STERMINIO DI MASSA E MUTAZIONE ANTROPOLOGICA

Articolo pubblicato su Gli imperdonabili
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Sono passati due mesi e mezzo dal mio primo post su questo blog sul tema Covid (9 marzo, l'alba del lockdown). Tutto quello che ho scritto a livello di propositi in quel testo resta per me valido. Solo che quell'impegno personale che invocavo ha nel frattempo preso il segno di un impegno antigovernativo: quello che è cambiato è il rapporto mio (in quanto cittadino convintamente democratico), con le autorità politiche, con quelle sanitarie legate al governo, e con i media. Il 9 marzo avevo fiducia in questi soggetti e invitavo a rispettare alla lettera quanto venisse detto loro (lo noti chi volesse imputarmi un'opposizione ideologica e pregiudiziale a questo governo; aggiungo che un governo 5S-Pd, realmente popolare, lo aspettavo da 7 anni). Mi ha sconvolto, ma non mi ha indignato o preoccupato politicamente, la chiusura del Paese. Di lì a poco questa fiducia si è dissolta, perché calpestata: precisamente nel momento in cui ho scoperto di essere un cittadino sospettato, sorvegliato, colpevole fino a prova contraria, messo in condizione di dover giustificare ogni gesto pubblico e privato, compiuto in luogo pubblico o privato, militarmente intimidito; nel momento in cui, soprattutto, ho scoperto che come 60 milioni di italiani ero limitato in ogni aspetto della quotidianità da un misto di divieti ambigui e raccomandazioni orali elevate al rango di norme scritte, nel quadro di un inedito sistema normativo-repressivo basato sul "si deve fare così perché si sa"; un quadro definito a colpi di hashtag, di video virali su whatsapp, di dirette facebook, di invettive di opinionisti e conduttori tv, di appelli alla caccia all'uomo come diversivo di stato fatti da uomini dello stato. Si è iniziata a sanzionare l’infrazione di divieti che il legislatore si era dimenticato di scrivere, o che al limite si potevano intravedere in documenti di natura modulistica (non certo legislativa) emessi dal dipartimento di polizia (l'autocertificazione, della cui esistenza e funzione non si trova traccia in alcun decreto). Mi hanno perso definitivamente quando è stato chiaro che l'indiscriminazione di questo regime repressivo basato su una ragnatela di non-norme diventava una atroce discriminazione per tutte le fasce deboli della società, a partire dall'infanzia, dimenticata, oppure ricordata solo per essere additata come colpevole e quindi esposta allo stigma sociale - in assenza di ogni evidenza scientifica, e del tutto ingiustamente e ingiustificatamente (a posteriori possiamo e dobbiamo dirlo, ora che le evidenze e gli studi scientifici ci sono, in abbondanza). Questo mi ha indignato e indotto alla diffidenza e, di lì a poco, al dissenso. 



domenica 19 aprile 2020

Passeggiata di rivolta morale e filosofica

Oggi sono uscito a fare una passeggiata di 2 chilometri. Era vietato. Questo è il testo che ho letto in diretta Fb – per metterci la faccia, perché era un gesto dimostrativo – mentre camminato, per chi volesse rileggerlo.

[Edit: Il tribunale di Reggio Emilia, con sentenza pubblicata l'11 marzo 2021, ha dichiarato illegittimo e totalmente privo di effetto quel dpcm, e quindi nulle le relative sanzioni, in merito al divieto di uscire di casa e circolare, come garantito dalla Costituzione.]


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Mi chiamo Carlo Cuppini, ho 40 anni, ho due figli e un lavoro, vivo a Firenze, dove in questo momento mi trovo.
Sono uscito di casa, per la sola ragione che intendo affermare la mia libertà personale, l’inviolabile libertà personale sancita dalla Costituzione. “Inviolabile”. Articolo 13.
C’è chi per giustificare questo stato di cose, in particolare la reclusione domiciliare forzata, fa riferimento all’articolo 16.
Leggiamo l’articolo 16: “Ogni cittadino può circolare e soggiornare liberamente in qualsiasi parte del territorio nazionale, salvo le limitazioni che la legge stabilisce in via generale per motivi di sanità o di sicurezza.”
È evidente – e lo hanno chiarito diversi giuristi, caso mai fosse stato necessario farlo – che con “libertà di circolazione in qualsiasi parte del territorio nazionale” si intende lo spostamento in lungo e in largo per tutta la nazione, da Firenze a Roma, da Milano a Palermo, forse anche solo da Firenze a Prato: ma non si intende certamente uscire di casa, passeggiare per il quartiere, spostarsi nella propria città, nella geografia limitata e ripetitiva della propria quotidianità. Questi atti attengono alla libertà personale, e non a quella di circolazione nel territorio nazionale.
Leggiamo allora l'articolo 13: “La libertà personale è inviolabile. Non è ammessa forma alcuna di detenzione, di ispezione o perquisizione personale, né qualsiasi altra restrizione della libertà personale, se non per atto motivato dell'autorità giudiziaria”.
Quale autorità giudiziaria ha disposto una limitazione alla libertà personale dei cittadini di uscire di casa, in questa circostanza, a 78 giorni dalla dichiarazione dello stato di emergenza in Italia?
Sono uscito di casa per rigettare l’idea di uno Stato intrusivo, colpevolizzatore, paternalistico, pronto ad attuare una repressione collettiva preventiva; uno Stato che sostiene l’equazione, giuridicamente e moralmente abominevole, “uscire di casa = violare il divieto di assembramento”. Assegnando implicitamente al cittadino il profilo di una intrinseca irresponsabilità e di una sicura colpevolezza, anche in assenza di prove, di fatti, di intenzioni. Ma qui siamo ben oltre il processo alle intenzioni.
Qui siamo al tema del peccato originale.
Sono uscito di casa per affermare a piena voce che il confinamento domestico è una forma di detenzione domiciliare inflitta a 60 milioni di cittadini come punizione collettiva preventiva, per la certezza che chiunque, se lasciato libero, in balia della sua inviolabile libertà, avrebbe violato una norma che si può violare solo uscendo di casa. Come moltissime altre norme del resto.
Detenzione per prevenire un’infrazione che si suppone potrebbe essere compiuta: come in Minority Report di Philip Dick.
Sono uscito di casa per affermare il diritto di essere considerato dallo Stato e dalle istituzioni un cittadino responsabile, innocente e degno di piena fiducia, fino a prova contraria. Esco di casa e come vedete non violo il “divieto di assembramento” che è stato posto con i recenti decreti.
Con la proprietà del mio corpo, con la responsabilità del mio gesto, sto spezzando la scellerata equazione governativa che sospetta preventivamente di ogni cittadino, e lo priva della sua libertà inviolabile, suprema, agitando la bandiera della salute pubblica.
Sono uscito di casa perché la catastrofe sanitaria, ospedaliera, economica e sociale italiana non è stata causata da una maggioranza di cittadini che in quanto irresponsabili non meritano la democrazia e i diritti elementari; ma dall’inadeguatezza del sistema sanitario, dal ritardo nella risposta del governo, da errori tragici e gravissimi, degni di inchieste penali, compiuti a livello di gestione sanitaria e politica.
Ma non voglio affatto parlare di politica, perché la mia passeggiata non è una manifestazione politica. E non è una forma di disobbedienza civile, dal momento che non sto infrangendo alcuna norma: sto ascoltando la mia coscienza e mi sto esponendo con la mia faccia per difendere la legalità e la dignità. Lo faccio per me, per tutti i miei concittadini, e per i miei e nostri figli. Che forse un giorno vorranno sapere che posizione hanno assunto i loro genitori in questa pagina della storia italiana.
La mia passeggiata è una rivolta morale e filosofica.
Per questo ho deciso di accompagnare all’atto materiale e corporeo di uscire di casa e di passeggiare liberamente dove mi pare, nella mia città, la lettura di un testo di uno dei più grandi filosofi italiani, Giorgio Agamben, pubblicato il 13 aprile scorso e che potete ritrovare in rete. ll titolo è: “Una domanda”.
Libertà. Legalità. Responsabilità. Dignità. Costituzione. Resistenza.

lunedì 9 marzo 2020

EMERGENZA CORONAVIRUS, METTIAMOCI IN GIOCO

Emergenza coronavirus, mettiamoci in gioco

1) Socialità, cultura, istruzione, salute, sono i beni più preziosi che abbiamo, accanto all’affetto della famiglia. Questo è tanto più vero per i bambini, il cui primo rapporto con lo Stato è rappresentato dalla scuola. Adesso che tutto questo ci viene negato, per il bene di tutti, dando l’impressione che lo Stato e la società siano azzerati in molti loro aspetti fondamentali, dobbiamo imparare a FARCENE CARICO DA NOI: individualmente, in famiglia, in forme di micro-comunità fisiche (nel rispetto di quanto prescritto dalle autorità, quantità di persone, luoghi, distanze, contatti ecc) e di comunità virtuali, visto che la tecnologia ci offre questa possibilità. Questa è la mia esortazione, la mia speranza e la sfida che lancio prima di tutto a me stesso: METTIAMOCI IN GIOCO, rendiamoci responsabili della crescita e del benessere nostro e dei nostri bambini, e del Paese. Non possiamo avere alibi. Non possiamo pensare di essere in vacanza. E non possiamo neanche barricarci in casa con l'idea che gli altri esseri umani siano un potenziale pericolo per noi. Non condivido gli appelli a chiudersi in casa, punto e basta, aspettando che si torni alla normalità. Il problema è più complesso, la sfida è più alta. Il problema psicologico sarà enorme per milioni di persone, di tutte le età. Il problema economico avrà dimensioni catastrofiche, causerà disperazione reale e sconquasso sociale, probabilmente per anni. Allora dico: stiamo molto tempo in casa, ma non ci barrichiamo in casa; usciamo, anche, con tutte le dovute precauzioni, rispettando alla lettera e con scrupolo le regole relative al nostro territorio. Ascoltiamo un'unica voce, quella delle istituzioni e delle autorità: gli unici soggetti a poter stabilire qual è il crinale su cui dobbiamo camminare, tra rischio sanitario e rischio psico-socio-economico. Leggiamo di più. Scriviamo di più. Scriviamo poesie. Teniamo un diario. Leggiamoci cose belle uno con l’altra: uno davanti all'altra, a un metro di distanza, al telefono, con le videochiamate. Scriviamoci email, cartoline, lettere. Usciamo di casa (rispettando alla lettera le prescrizioni, lo ripeto), prendiamo un caffè al bar, compriamo il giornale, andiamo in libreria e prendiamo molti libri belli e istruttivi da leggere insieme ai bambini, qualche dvd, per dargli una continuità di stimoli culturali. Non c'è solo Amazon. Non diamogliela vinta a questi colossi, per paura di uscire. C'è ancora una realtà viva, vivace, fragile, che deve vivere, là fuori. E non è l'inferno. Se lo diventerà, ce lo diranno. Insegniamo ai nostri bambini che l’apprendimento non è solo a scuola, ma continua tutti i giorni, in casa, ovunque, divertendosi, come quando avevano due anni e non c’era alcuna differenza tra gioco e apprendimento. Lo stesso può essere per noi adulti, insieme a loro: usiamo il tempo che abbiamo a disposizione per ricreare un rapporto tra imparare e divertirsi. Guardiamo film e documentari. Disegniamo. Facciamo sport, da soli e in gruppo (all'aperto e sempre rispettando le prescrizioni). Lanciamo a noi stessi sfide intelligenti. Telefoniamoci di più. Impariamo a usare meglio tablet, computer e social, sfruttando le loro immense potenzialità. Rinsaldiamo i legami affettivi e sociali, per come è possibile farlo in questo momento, cioè in parte in modi nuovi: ma non lasciamo che si diradino e si impoveriscano. Diamoci una disciplina. Prendiamo impegni con noi stessi. Ritroviamo la confidenza con il silenzio, l’attesa, il non avere niente da fare. Bandiamo la pigrizia e scateniamo la fantasia. Ora non esistono più automatismi né consuetudini. È un’occasione straordinaria per riscoprire e reinventare ciò che ci è essenziale. Come un artista davanti a un foglio bianco. Come in una ideale società anarchica, ora sta solo ed esclusivamente a noi. Rileggiamo i classici dell’anarchia, se vogliamo trovare spunti teorici. Nella necessaria privazione di molte libertà e di molti diritti, dobbiamo riflettere sul senso della libertà, e possiamo perfino trovare delle più profonde libertà, in carico a noi, che non ci può togliere nessuna emergenza nazionale o mondiale.
2) Questo è il momento dello sbigottimento, della paura e per molti della sofferenza. E' così. Non ignoriamo questi sentimenti - sarebbe da irresponsabili. Ma non lasciamo che siano quelli prevalenti. A essi possiamo affiancare qualcosa di più grande e potente. A partire dal TIMORE: mettiamo contro la paura per lo più irrazionale di una catastrofe il giusto timore per le possibili conseguenze delle nostre azioni, che ci spinge non alla fuga e all’isolamento, ma all'agire responsabile. Anche questa è una grande opportunità. Il virus è solo un caso transitorio e vistoso. Ma con le nostre azioni decretiamo quotidianamente, sempre, il destino delle persone e quello del pianeta. Possiamo fare del male senza accorgercene. Fast food = deforestazione dell’Amazzonia, solo per fare un esempio tra i più banali e noti - ma anche ignorati. Ambiente, consumo critico, disuguaglianze socio-economiche a livello mondiale, quindi immigrazione, produzione di carne. Questi sono i temi su ci esprimiamo, volenti o nolenti, cento volte al giorno tutti i giorni. Lo scioglimento dei ghiacciai - in corso da anni per via dei nostri stili di vita e delle politiche globali, che in larga parte avvaloriamo attivamente - potrebbe liberare in un futuro prossimo decine di virus antichissimi ben più devastanti e letali di questo coronavirus. Cosa faremo allora? Ci pentiremo di non avere fatto la rivoluzione ecologica quando eravamo in tempo? Dobbiamo diventare una volta per tutte coscienti che la globalizzazione ci conferisce un potere immenso, individualmente, ma il nostro sguardo si ferma sempre prima della fine della catena delle conseguenze delle semplici azioni. Impariamo ad avere un razionale timore di questo potere che è nelle nostre mani, come quando guidiamo una macchina. Fare un acquisto, usare un social o un sito, senza porsi domande su chi stiamo avvantaggiando, arricchendo, potenziando con questo nostro "voto", è come guidare una macchina senza patente. Impariamo la lezione: dobbiamo vivere sobriamente e responsabilmente, facendoci domande e informandoci. Sempre. Non solo finché dura questa specifica emergenza. L'irresponsabilità e il menefreghismo possono uccidere (persone reali, non in astratto) e possono trasformare il futuro nostro e dei nostri figli in un incubo.
3) Da persona non credente ma sensibile ai simboli antropologici, mi lascio impressionare da questa sovrapposizione casuale tra la quarantena di massa e la Quaresima. IL TEMPO DELLA SOTTRAZIONE. E penso all'ammirazione che ho provato in Turchia, in Palestina, quando, parlando con ragazzi sia religiosi sia atei che osservavano il Ramadan, ho visto nei loro occhi una gioia straordinaria, quella di riscoprire collettivamente l’osso che sta al fondo dell’essere umano, scavando sotto l'abitudine ai comfort, all’edonismo, al consumismo, grazie all’auto privazione e all’auto disciplina. Guardiamoci dentro. Esploriamo il significato della sobrietà. Guardiamo gli orizzonti che si aprono dentro di noi. Anche in questo senso questa emergenza ci offre un'occasione straordinaria.
4) Quando l’emergenza sanitaria sarà passata, ci sarà da RICOSTRUIRE UNA NAZIONE economicamente devastata, che sarà in buona parte da ripensare nelle sue strutture economiche e sociali. Molti squali cercheranno di prendere le redini della ricostruzione e di compierla in modo opportunistico, e anche criminale, pro bono eorum, come sempre accade dopo le catastrofi economiche. Ma noi tutti abbiamo l’opportunità di presentarci a questo appuntamento, individualmente e collettivamente, cambiati. Migliori. Dipende da come stiamo vivendo e da come vivremo questi giorni eccezionali. Possiamo fare in modo che da oggi, guardando oltre la logica dell’emergenza, niente sia più come prima. Che tutto sia migliore, intriso della nostra partecipazione, della nostra energia e dei nostri contributi.

sabato 21 aprile 2018

"Il mondo senza gli atomi" e la questione del linguaggio

La questione ancora una volta è il linguaggio: contro di lui la rivolta, con lui la sfida, attraverso di lui il tentativo.
Riusciamo a pensare soltanto a quello che può essere detto attraverso il linguaggio, e quindi fissato, grazie alle sue strutture, in concetti. Di più: crediamo a tutto ciò che diciamo: se può essere detto – in un certo senso, in una certa misura – deve essere vero. Per quanto assurdo possa essere o sembrare.
"Cosa sarà di me dopo la mia morte?", "Io sono una persona", "Domani vado al mare" "Bisogna respingere i clandestini": frasi che, a ben guardare, non vogliono dire niente; composizioni di singoli elementi linguistici che, anche presi uno per uno, sono folli schematizzazioni linguistiche di esperienze complesse, inafferrabili e inenarrabili.
"Io sono un io?" Bisognerebbe partire da questa domanda, ogni volta che si comincia una frase con la parola "io". E qui non sto tirando in ballo la filosofia, ma la letteratura, e in particolare la narrativa e la poesia: cioè quelle arti che usano come materiale specifico di costruzione il linguaggio verbale. 
"Il blu è rosso", "Ieri andrò a cercare il mio doppio", "Giovanni viveva a Lucca e Piero a Lugano, ma entrambi erano la stessa persona." Queste frasi hanno meno significato delle precedenti?
"Il mondo senza gli atomi era un magma compatto...", "Il figlio del mondo era un piccolo mondo...", "Inutile respirare, se poi prelevano dall’aria i nostri stati di grazia...", "Eravamo saliti senza biglietto sull’autobus per il quinto pianeta...", "Avevamo installato missili in mezzo alla piazza per respingerli...": i primi cinque racconti del mio libro cominciano così.
La forza di una frase che si mantenga sul crinale tra senso e non-senso invoca con urgenza uno sviluppo narrativo che sfidi la logica comune, il modo di abitare il mondo - sentendoci "padroni in casa nostra" - attraverso catene collaudate di pensieri.
E mi rendo conto che la necessità è ancora quella, la stessa che mettevo in opera a quattordici anni con le prime prove di scrittura: spaccare il conformismo più sottile e insidioso, sfondare la rete dei concetti prefabbricati (istruiti da millenni di continuità simbolica del potere), strappare un anelito di vita, di grazia e di rivolta, dall'oltre di questa recinzione che riteniamo essere la casa comune.

Leggendo "Il mondo senza gli atomi" troverete...

Leggendo “Il mondo senza gli atomi” troverete: il mondo senza gli atomi, il figlio del mondo, i migranti interstellari e chi da terra li sta ad osservare, molti ribelli sparsi su vari pianeti di diversi sistemi solari, i nuovi venuti, le ombre e il merlo che se le è mangiate, i bocciati e perciò deportati, chi ha deciso che quattro dita sono bastanti e chi quattro dita se le fa bastare, grossi uccelli pelosi e i loro testicoli ciondoloni, gli aspiratori, Claudia e Roberto, i governanti, le autorità, i tutori dell'ordine, gli esaminatori, i contrabbandieri di paraspigoli, orde di camerieri ex rivoluzionari, i figli viziati dei camerieri ex rivoluzionari, i nullatenenti acculturati e i loro figli ignoranti e violenti, tre ragazzi illegali e chi vuole farli sparire, gli struzzi, gli elefanti, altri migranti, l'uomo che coltiva bonsai, l'uomo che scappa dai vortici e la sua famiglia, il papa nello spazio, gli abitanti dei pianeti remoti, varie fini del mondo, gli uni e gli altri, il domatore di ragni e i suoi ragni, i licantropi di Urbino e un celebre dipinto di Piero della Francesca, una pantera alle porte di Roma, i cosacchi, un ragazzo rapito e il suo nugolo di moscerini, una serie di strane apparizioni sotto mura medievali, il Mal Vivente, l'uomo vitruviano, le farfalle ai tempi della crisi, un angelo e il suo cazzo rilevatore, uno psicanalista in partenza per la Luna, Mandelstam il poeta, violenti nani da giardino, Pinocchio e Carlo Marx, i delfini mutanti, un'algida dea con l'accetta, migliaia di cani morti e un bambino su un'oca, il prosciutto di cuore e i suoi assaggiatori, nonché il macellaio, i cocchieri di Gaza, il giaguaro e il coccodrillo, leoni che sembrano gattini, orde di prozie e cugini, il sangue, energumeni in camicia bianca, varie schiere di malintenzionati, un carrista di Carnevale cieco, una vittima, il traffico veicolare a Firenze, un padre, una dozzina di cani biondi, una madre. Nient'altro mi pare (anche se forse qualcosa ho scordato).

Il mondo senza gli atomi - piccola riflessione autocritica

“Il mondo senza gli atomi” nasce dopo anni di lavoro sulla poesia, intesa come radicale corpo a corpo con il linguaggio, bestia solo in apparenza addomesticata che in realtà non vuol essere parlata ma pretende di parlarci, farci dire – e diventare – ciò che vuole. “Militanza del fiore”, sette anni fa, ha presentato l'esito di questo scontro, con testi poetici a brandelli, sanguinanti, spezzati. Per questo, forse, “difficili”, a detta di alcuni “d'avanguardia”, o “illeggibili”. Anche se per me i testi poetici di “Militanza del fiore” sono leggibilissimi come lo è un incontro di box o di lotta: leggibili nel dimenarsi del gesto, nella sua eventuale efficacia, non nella coerenza o sensatezza degli enunciati.
“Il mondo senza gli atomi”, oggi, raccoglie 41 storie “facili”, molto “leggibili”: fiabe, sogni, leggende, viaggi, escursioni oniriche, metamorfosi, storie di animali, rivolte, fantascienze, stermini. Storie brevi e brevissime, da leggere prima di dormire, oppure seduti sul gabinetto.
Eppure mi pare che l'humus da cui è germinata la scrittura oggi sia lo stesso delle poesie di ieri: è la vita che risponde, attraverso la sfida del linguaggio, alla provocazione del linguaggio, ai suoi continui attentati contro la realtà, alla sua sfrenata volontà di deportare tutti quanti nel regno dell'insensato e negarci l'accesso alla felicità.

Il mondo senza gli atomi - ringraziamenti estesi

A pochi giorni dall'uscita del libro, vorrei fare pubblicamente alcuni ringraziamenti (in forma più estesa rispetto a quelli che compaiono in fondo al libro). Prima di tutto a chi ha letto la bozza e mi ha dato preziosi suggerimenti per le ultime correzioni e le ultimissime limature: Ramona Caia, naturalmente, poi Giorgio Fratini, anche autore dell'illustrazione in copertina, Ivan Orsomeonelse Lorenzetti, Debora Pradarelli, Gianfranco Marcucci, Marco Ferrante, Ettore Pietrabissa, Adriano Sofri; e le mie sorelle, i miei genitori, mia zia Carla. Inoltre, ringrazio tutti gli amici di “Cultura Commestibile” (che ha ospitato in anteprima alcuni di questi racconti sulle sue pagine digitali, accompagnati dalle opere grafiche di Aldo Frangioni) che in vario modo mi hanno dato riscontri: in particolare Simone Siliani, Aldo Frangioni, Emiliano Bacci, Gianni Biagi, Michele Morrocchi. Poi voglio ringraziare Cristina Abati, Giovanni Agnoloni e Sandra Salvato, che con generosità hanno accettato di animare la prima presentazione del libro a Firenze; e Stefania Costa, che ha voluto accoglierla al caffè letterario Le Murate. E infine grazie a tutti coloro che mi hanno incoraggiato e spronato, o che hanno accolto la notizia dell'uscita con curiosità e apprezzamento: tra i tanti, Antonio Bigini, Marta Menichetti, Deborah Russotto, Matteo Faglia, Edoardo Olmi, Simone Giacinti, Laura Antonini, Alberta Zancudi e Maria Gabriella Ranno delle edizioni Palabanda, i nuovi colleghi di Marsilio Editori e di Palazzo Strozzi, i tanti amici fiorentini, romani e ladispolani (comprese le parti acquisite delle mia grande famiglia), insieme ai vecchi amici bolognesi e urbinati che non posso nominare uno a uno, anche se mi piacerebbe. E qualcuno di importante l'ho sicuramente dimenticato, magari perché troppo scontato: vi chiedo scusa in anticipo, e vedrò di farmi perdonare...